Recensioni libri

Papà Gambalunga

Recensione Papà Gambalunga Silvia Civano

Buongiorno, lettori! Intanto, inizierei col ringraziare mio padre per essersi prestato a questa foto; sebbene non sia venuta proprio come me l’ero immaginata. Dopo aver letto il libro ho pensato: grandioso, mio padre è alto 1,95. Le gambe lunghe eccome se le ha. Sarà sufficiente un cappello e la foto a tema del libro verrà perfetta. Invece, sembra più un’ombra sospetta, intenzionata a divorare il lettore. La premessa dunque è d’obbligo, poiché il libro di Jean Webster non è certo un horror per ragazzi, quanto piuttosto una storia divertente e ironica. La versione di cui vi parlo oggi, quella di Giunti Junior, è stata tradotta dall’autrice Luisa Mattia, la quale ha apportato numerosi tagli e modifiche per rendere il libro adatto anche ai bambini più piccoli. Oltre a questo, Luisa Mattia ha ricreato l’ambientazione della storia usando un linguaggio attuale. Il risultato è decisamente piacevole e il lettore, anche se già cresciuto (come me), troverà divertenti le lettere della protagonista. Lettere intrise di una sottile ironia. Lettere che cambiano col tempo, perché a cambiare è colei che le scrive. Ma veniamo alla trama vera e propria.

La protagonista è Judy, un’orfana che ha sempre vissuto in istituto. È la più grande dei ragazzini ospiti nella struttura, motivo per cui spesso si occupa delle faccende domestiche e organizzative. Un giorno, la direttrice le comunica che avendo lei ormai compiuto 16 anni, non potrà più restare. Tuttavia, invece di andare a lavorare, il suo destino è quello di studiare all’università, poiché uno dei benefattori dell’orfanotrofio è rimasto talmente colpito da un suo tema scolastico, che ha in serbo per lei un futuro diverso. Un futuro da scrittrice. Le regole sono semplici, sebbene insolite. Lui si propone di elargire i soldi necessari per i corsi universitari e per la vita quotidiana della ragazza, e in cambio pretende un’unica cosa: che Judy le scriva regolarmente. Almeno una lettera ogni mese. Sorpresa e felice per la stupenda opportunità che le viene offerta, Judy tenta di conoscere il suo “salvatore”. Ma lui non vuol rivelare nulla su di sé. Nemmeno il suo nome. Per Judy, infatti, non è che un’ombra. Un’ombra sfuggente che ha intravvisto il giorno in cui le hanno comunicato la notizia. Un’ombra con gambe molto lunghe e con un cappello sul capo. È per questo motivo che Judy, nelle lettere che scrive, lo chiama Papà Gambalunga.

La storia è spiritosa e divertente. La protagonista è ironica e molto acuta nelle sue osservazioni. Ho trovato prevedibile il finale, che non anticiperò per rispetto a coloro che vorranno leggere il libro. Sebbene la trama sia semplice e il “giallo” da risolvere poco intricato, i messaggi che emergono dalla lettura sono profondi. Invitano alla riflessione senza mai essere pesanti, senza mai fare appello alla morale più austera. Penso che l’autrice, attraverso la protagonista da lei inventata, voglia rivendicare il diritto dei poveri allo studio. Judy è un’orfanella dotata di grande intelligenza e voglia di mettersi alla prova. Tuttavia, l’arrivo di Papà Gambalunga non è per lei sinonimo di assoluta spensieratezza. Appena esce dall’istituto è animata da quell’ottimismo che si ha all’inizio, quando tutte le previsioni per un roseo futuro possono avverarsi. Poi, però, come è normale che sia, inciampa nelle prime difficoltà. Cade, ma si rialza sempre a testa alta. Ama leggere e vuole diventare una scrittrice. Molte delle frasi da lei pronunciate mi hanno fatto sorridere, giacché  alcune di esse, le ho pronunciate io stessa:

“Durante il giorno friggo di impazienza al pensiero che, di sera, potrò leggere come e quanto mi pare”.

 “Alcune delle ragazze hanno l’abitudine di disfarsi dei libri, appena passato l’esame. Io me li voglio tenere. Quando sarò laureata avrò tutta la mia cultura allineata sugli scaffali della libreria e se non ricorderò qualcosa… be’, avrò i libri a portata di mano”

 “Ieri sera ero disperata, mi sentivo incapace, una vera nullità. Però oggi sono felice e sai perché? Stamattina mi sono svegliata con un’idea per un altro racconto. Ho la storia in testa, sto immaginando i personaggi”.

 “Questo libro sarà pubblicato, vedrai! Se si desidera una cosa con tutte le proprie forze e si fa di tutto per ottenerla… be’, alla fine la ottieni”.

“Non puoi sapere quanto sia divertente lavorare! Certo che non puoi! Che ne sai tu del lavoro? Scrivo molto e trovo che lavorare facendo una cosa che ti piace moltissimo (scrivere, nel mio caso) sia una bellissima cosa. Scrivo velocemente e certe volte me la prendo con le ore della giornata, che durano troppo poco e non ce la fanno a reggere il ritmo dei miei pensieri e dei miei racconti”.

Queste frasi mi hanno colpito talmente che ho sentito il bisogno di annotarle. Anche io, come Judy, ho tenuto ogni libro universitario, proprio per poter ricordare il percorso fatto, con la possibilità di ripercorrerlo sfogliando nuovamente le pagine dei libri da me sottolineati. Anche io, come Judy, durante il giorno mi sorprendo a pensare al libro che ho iniziato e non vedo l’ora di mettermi sotto le lenzuola per riprendere da dove sono rimasta la sera prima. Anche io, come Judy, ho avuto delle delusioni, ma non ho mai perso la determinazione e la volontà. Il giorno dopo una batosta (a volte anche meno di un giorno), mi sono tirata su e ho voltato pagina per ricominciare. Perché amo ciò che faccio e perché, come Judy, anche a me le ore della giornata trascorrono troppo in fretta quando scrivo.

Silvia Civano

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