Tre giorni a Miami

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Buongiorno! Oggi vi parlo della mia esperienza a Miami, sperando di potervi dare qualche consiglio utile per un vostro futuro viaggio nella bella Florida.

Dunque, partiamo dal presupposto che tre giorni non bastano per conoscere a fondo Miami. Si devono fare delle scelte in base ai propri gusti personali. Io prima di partire avevo preparato una sorta di itinerario obbligatorio. Sapevo di non poter fare a meno di visitare alcuni luoghi. Come Little Havana, per esempio, o il Design District. E, ovviamente, la parte sud di Miami Beach. Ma andiamo con ordine.

Noi siamo arrivati il 20 dicembre dopo un atterraggio non proprio tranquillo. Per farla breve: tempesta su Miami. Aeroporti chiusi. Il carburante di riserva ha una durata di due ore al massimo. Dopo aver sorvolato in circolo per più di due ore, il pilota comunica la decisione di atterrare a Orlando per fare rifornimento di carburante. Poi, inaspettatamente, decide invece di atterrare a Miami, facendo un giro stranissimo in direzione Bahamas. Io in genere non mi agito in aereo, nemmeno durante le turbolenze, ma quando vedi le hostess imprecare e preoccuparsi… beh, qualche domanda te la fai.

Avremmo dovuto trascorrere quattro giorni a Miami, ma tra ritardi e tempeste, il primo giorno è saltato. Motivo per cui la prima sera non la conterò nell’itinerario di viaggio.

Giorno 1:

Ocean Drive e quartiere Art Decò.

Dopo una abbondante colazione, la prima cosa che ho voluto vedere è stato l’oceano. “Pucciare” i piedi nudi in acqua nel mese di dicembre. Noi avevamo l’hotel nella parte sud di Miami Beach, quindi in pochi minuti abbiamo raggiunto i tipici Lifeguard Tower, uno dei simboli della costa di South Beach. Siamo arrivati ancor prima che i bagnini aprissero le torri di avvistamento, sembrava di essere in un film. Giusto il tempo di scattare qualche foto e poi siamo andati ad ammirare gli edifici in stile Art Decò del quartiere, caratterizzati dai colori pastello. Gli hotel, in perfetto stile anni ’20; gli edifici, colorati e vivaci, fanno tornare indietro nel tempo, in un un’epoca quasi magica. Alcune abitazioni, in effetti, hanno qualcosa di fiabesco.

Little Havana.

Una delle tappe che non vedevo l’ora di fare era quella del quartiere cubano. Volevo mangiare lì, quindi verso l’ora di pranzo eravamo alla ricerca di uno dei ristoranti consigliati dalle guide. La via più famosa è Calle Ocho, dove c’è la walk of fame con i nomi degli artisti latino-americani più famosi. È stata forse la parte di Miami che ho preferito. I murales degli edifici, gli odori che invadevano le vie, le risate dei cubani che giocavano al Domino Park e i negozi di cappelli di paglia. Per arrivare sino a lui: Don Pedro Bello, il proprietario della fabbrica di sigari Club Tobacco Cigar Co. Lui ha passato un lungo periodo nelle prigioni castriste perché non voleva cedere l’attività di famiglia. Adesso sta tutto il giorno fuori dal suo negozio e firma i sigari ai turisti; c’erano più persone lì che nel resto di tutta Little Havana. Consiglio una sosta dove c’è questa attività anche a coloro che non sono amanti dei sigari perché è molto interessante vedere come vengono realizzati.

Domino Park
Don Pedro Bello
Miami Trolley
Il servizio è gratuito

Design District.

Atmosfera completamente diversa è quella del Design District. Qui si respira un’aria chic. È la zona dove si trovano le boutique più prestigiose, ma non solo. Viene simpaticamente considerata una “palestra per architetti”. Questo perché gli edifici che la compongono sono stati progettati da architetti di fama mondiale e la sua costruzione è in continua evoluzione. Noi siamo andati nel periodo natalizio. L’albero di Natale di Bulgari era poco tradizionale, ma molto elegante. Può un albero di Natale essere elegante? Giudicate voi.

“Fly’s Eye Dome” di Buckminster Fuller, costruzione a cupola sferica ispirata alla forma dell’occhio di una mosca.

Dietro di me, l’edificio di vetro progettato dall’architetto giapponese Sou Fujimoto
Busto ‘Le Corbusier’ dell’architetto e designer Xavier Veilhan
Netscape, un cortile di altalene dove sedersi a riposare, opera di Kostatin Grcic.

Downtown.

Il quartiere di Downtown Miami, che si affaccia sulla stupenda Biscayne Bay, ha molto da offrire, ma avendo noi poco tempo a disposizione abbiamo dovuto fare delle scelte. Siamo andati a Bayfront Park, addobbato in veste natalizia dato il periodo. Poi abbiamo visitato il Bayside Marketplace, dove c’è il mercato con la vista sul porto. Anche in questo caso la città cambia veste ancora una volta, “indossando” colori e odori diversi da quelli che avevamo conosciuto nell’arco della giornata. Era solo il primo giorno e avevamo già fatto moltissime cose. In questa zona ci sono tanti locali dove poter fare una sosta. Caffetterie, ristoranti e bar che offrono ogni tipo di spuntino. E poi ci sono tanti negozietti carini. Tra stand con oggetti di poco costo, negozi colorati pieni di saponi dalle fragranze più strane e vestiti un po’ eccentrici, è impossibile annoiarsi. Peccato che quel pomeriggio fosse molto ventoso. Come vi ho accennato all’inizio dell’articolo, il giorno prima c’era stata una brutta tempesta e il vento non si era ancora calmato. Motivo per cui non ci siamo potuti godere la passeggiata al parco come avremmo voluto. Siamo comunque stati il tempo sufficiente per apprezzare la zona.

Io avrei fatto un’ulteriore tappa; volevo vedere i murales di Wynwood, il più grande “street artist museum” del mondo. Qualche anno fa era un quartiere abitato prevalentemente da portoricani, per questo veniva chiamato Little San Juan, o el Barrio. La zona un tempo non era proprio raccomandabile, ma ora dicono sia stata riqualificata, grazie al fatto che l’associazione Primary Flight invitò gli artisti di tutto il mondo a decorare i muri delle case del quartiere. È lì che si trova il murales Obama Hope, realizzato dall’artista Shepard Fairey. Purtroppo, però, il mio entusiasmo per la visita non è bastato. A Francesco non ispirava la zona, quindi mi sono dovuta accontentare delle foto postate sui social dagli altri turisti. Se qualcuno di voi c’è stato mi faccia sapere cosa ne pensa.

Per tornare al primo giorno della vacanza, la sera l’abbiamo trascorsa nei locali di Miami Beach. Abbiamo ordinato un Mojito piccolo…. Qui sotto pubblico la foto del drink, giusto per farvi capire come mai il giorno dopo avessi mal di testa. Meno male che la frittura di pesce ordinata ha impedito la sbornia. Dopo l’happy hour abbiamo passeggiato per Ocean Drive, fermandoci a vedere i vari spettacoli di ballo organizzati fuori e dentro i locali. L’atmosfera era gioiosa, spensierata.

Giorno 2:

Everglades.

Il secondo giorno lo abbiamo dedicato al parco nazionale delle Everglades, un’area naturale protetta dagli Stati Uniti d’America che salvaguarda la parte meridionale delle Everglades. Alcune informazioni sul posto. Le Everglades sono una vasta regione subtopicale di natura paludosa. La zona dista da Miami circa 70 km e la considero una tappa fondamentale per chi va in Florida. Il periodo migliore è la stagione secca, che va da dicembre ad aprile. Durante la stagione umida, quando piove, molti centri sono chiusi o hanno un pacchetto limitato da proporre. Noi siamo andati a dicembre, quindi non abbiamo avuto problemi. Si camminava bene e le zanzare erano poche. Anche in questo caso, per chi ha pochi giorni a disposizione, si deve fare una scelta. Noi abbiamo scelto il Gator Park. A bordo di un airboat siamo andati a vedere i coccodrilli nel loro habitat naturale. È stata una delle esperienze più forti che abbia mai vissuto. Eravamo in una palude immensa. In una delle zone più selvagge d’America ma a pochi chilometri da una delle città più popolose. Un contrasto incredibile. Vedere i coccodrilli e gli alligatori nel loro ambiente naturale non è certo come andare allo zoo. La guida ci ha spiegato che gli alligatori sono animali molto territoriali. Non si spostano mai dalla zona scelta e lì vi rimangono per tutta la vita; ecco perché facendo il tour abbiamo potuto vedere i vari abitanti di quella zona senza temere di fare il giro a vuoto. La flora è dominata dalle mangrovie, piante con le radici nell’acqua che coprono vasta parte del parco. Dopo il giro nel canale abbiamo vagato un po’ nei dintorni e più volte ci siamo imbattuti in serpenti velenosi. Erano lì, nel terreno, a casa loro e non in una teca di vetro. Questo perché gli ospiti eravamo noi, e loro i padroni di casa. Finito il pranzo siamo andati ad assistere a una sorta di “spettacolo” che faceva parte del pacchetto acquistato. Un ragazzo, chiamiamolo il domatore di coccodrilli, ci ha spiegato come vivono questi animali. Di norma non mi piacciono le esibizioni con gli animali. Mi sono sempre rifiutata di vedere spettacoli con i delfini o le foche che saltano. In questo caso devo dire che non ho provato rabbia nel vedere come venivano “maneggiati”. Anche perché vedendo le numerose cicatrici alle caviglie del giovane, ho capito che se disturbati, gli alligatori rispondono a tono. Ma è proprio questo il punto. Il ragazzo ci ha spiegato che i coccodrilli magari sono un po’ più nervosetti degli alligatori, ma che nessuna delle due specie attacca senza motivo. Non sono di natura aggressiva, di solito se ne stanno nella zona da loro scelta e aspettano che passi la preda. Difficilmente attaccano l’uomo; lo fanno solo se si sentono minacciati. Ho considerato questa parte del tour particolarmente interessante e istruttiva. Penso e spero che possa sensibilizzare l’essere umano, che vedendo con i propri occhi i coccodrilli felici nel loro ambiente, potrebbe smettere di immaginarseli sotto forma di borsette o di cinture. Detto questo, io la foto con l’alligatore a fine spettacolo non l’ho voluta fare. Il cucciolo con la bocca bendata che passa di mano in mano per soddisfare i capricci degli umani è qualcosa che non condivido. Era spaventato, e si vedeva. Il tour sarebbe perfetto se levassero la tappa: “foto con mini alligatore terrorizzato”.

Airboat

Lincoln Road. Miami Beach

Nel pomeriggio inoltrato siamo andati a fare un giro a Lincoln Road, una delle prime aree pedonali dell’intera Florida. Qui ci sono moltissimi negozi, locali e ristoranti. Passeggiare infonde allegria; c’erano cantanti, musicisti, gente che ballava e artisti di strada che si esibivano. Persone molto diverse tra loro che si fondevano sorprendentemente bene lungo la via. Io e Francesco ci siamo rilassati un po’ qui prima di andare a cambiarci per la sera. La giornata alle Everglades ci aveva provati, ma non volevo rinunciare a fare un giro per questi negozi e vedere gli edifici in stile MiMo della via (Miami Modernist architecture). Gli edifici sono cioè un po’ più esuberanti rispetto a quelle “serie” delle costruzioni minimaliste.


La sera l’abbiamo trascorsa nuovamente a Ocean Drive. Abbiamo cenato in un ristorante cubano e girato un po’ per locali. Ma eravamo talmente stanchi che a mezzanotte dormivamo già. La sveglia alle 4 del mattino per visitare l’Everglades National Park ci aveva stroncati.

Giorno 3

Miami Beach.

L’ultimo giorno lo abbiamo voluto dedicare a Miami Beach. Il che non ha voluto dire visitare Miami Beach da nord a sud per poter dire di averla vista tutta. No. Ci siamo voluti godere la vita di Ocean Drive sia di giorno che di sera. Di mattina abbiamo passeggiato lungo Ocean Drive e ci siamo fermati in ogni punto che trovassimo interessante. Le palestre gratuite all’aperto, i campi da beach volley e la via costeggiata da palme. Abbiamo respirato l’atmosfera che permea la zona. Siamo andati sulla spiaggia e ci siamo goduti anche quella, cosa che non avevamo ancora fatto per davvero. Il primo giorno era stato un assaggio, ma non avevamo indossato costume e occhiali da sole. Francesco ha fatto il bagno insieme agli squali… Non era sua intenzione, ma se li è trovati proprio lì a spasso con lui. Per questo motivo io ho optato per prendere il sole e leggere. Dopo esserci goduti la spiaggia di South Beach (ognuno a modo suo), siamo andati a visitare il parco di South Pointe. È molto curato e offre uno dei panorami migliori di South Beach. Se andate a South Pointe Park Pier potrete scattare LA foto. La foto vacanza, l’immagine che vi rimarrà impressa nella mente una volta rientrati a casa.


La sera eravamo riposati, così siamo andati a cambiarci per prendere l’aperitivo in uno dei posti più belli, a parer mio: Miami Beach Marina. Vedere il tramonto bevendo un buon cocktail e ascoltando musica è stata la ciliegina sulla torta dei tre giorni trascorsi a Miami. Si è infatti chiusa così l’esperienza in questa città. Una città che ho apprezzato molto. Mi è piaciuta talmente che la sua scoperta è stata fonte di ispirazione. Vi dico già da adesso che il libro che inizierò a scrivere sarà ambientato proprio a Miami. Tornerò così nella bella Florida e potrò vedere, almeno con l’immaginazione, ciò che non sono riuscita a vedere durante i tre giorni che ho trascorso lì.

Vista da Monty’s, a South Beach.
Consiglio di andare qui per l’happy hour e godersi il tramonto
Nikki Beach

Vi mando un abbraccio e spero che questa mia guida possa esservi stata utile. Per qualsiasi osservazione o domanda, commentate qui sotto o scrivetemi in privato.

Silvia

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