L’esorcista

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Buongiorno! Oggi vi parlerò di un libro che ho adorato: L’esorcista, di William Peter Blatty. Di solito prima leggo il libro e poi guardo il film. In questo caso, invece, ho fatto il contrario e devo dire che il film diretto da William Friedkin ha reso egregiamente l’angoscia che permea le pagine del libro.

La scrittura di W. P. Blatty è perfetta. Tu leggi, ma non leggi soltanto, non immagini soltanto la scena. No. Tu ci sei dentro. Sei nella cameretta con Regan quando usa il crocefisso per violare il suo corpo. Sei nella stanza di Padre Damien Karras quando inizia a capire che la bambina non ha una patologia mentale; puoi sentire il puzzo delle sigarette che invade l’ambiente e annebbia la vista. È questo che rende inquietante il libro. Non è solo l’argomento, peraltro mai affrontato in questo modo, specialmente nell’epoca di Blatty. È la capacità dell’autore di farti sentire parte della storia. Lotti tra il desiderio di proseguire e il timore di farlo.

Chi di voi ha letto il libro? Pensate che il film gli abbia reso giustizia?

Io continuo a considerarlo uno degli horror più belli mai visti. Nonostante sia uscito negli anni ’70 continua a inquietare molto più di quelli che escono adesso, con i loro effetti speciali sconvolgenti. Forse accade ciò perché dietro L’esorcista c’è una storia, e difficilmente chi la guarda, chi la legge, rimane impassibile.

Il film ha ricevuto ben dieci nomination agli oscar, di cui due vinti: miglior sceneggiatura non originale a William Peter Blatty e miglior sonoro a Robert Knudson e Christopher Newman. E sette candidature ai Golden Globe, di cui quattro vinti: miglior film drammatico, migliore regia a a William Friedkin, miglior attrice non protagonista a Linda Blair e miglior sceneggiatura a William Peter Blatty.

Vi saluto con la frase del libro che mi ha colpito di più:

“La possessione, ecco, non è nelle guerre, come tanti credono che sia, e molto raramente è in situazioni straordinarie come quella che stiamo vivendo noi ora, qui… in questa ragazzina, questa povera bambina. No, io la vedo spesso nelle piccole cose della vita, Damien, nell’insensibilità, nei piccoli rancori, nelle incomprensioni, nelle parole crudeli e sferzanti che si dicono, spesso senza volere, nelle discussioni tra amici. O tra innamorati”. (Padre Merrin)

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