Dumbo

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Locandina Dumbo

Allerta spoiler! Questa non è una recensione del film Dumbo, ma una sua analisi. Troverete inizio, svolgimento e finale dell’opera. In seguito alla sinossi condividerò il mio pensiero sulla sua realizzazione. Non leggete l’articolo se non avete ancora visto il live action.

Buongiorno! Ieri sono andata a vedere Dumbo, live action diretto da Tim Burton, e questa mattina mi sono svegliata con il desiderio di scrivere un articolo su questo film meraviglioso.

Quando Giada, la mia più cara amica, mi ha proposto di andare a vederlo ero dubbiosa. Mi sono sempre rifiutata di guardare il cartone della Disney, persino quando ero piccola. Già da allora odiavo gli zoo, i circhi e gli animali chiusi in gabbia. Una volta i miei genitori hanno provato a portarmi a uno spettacolo in cui c’erano delle scimmiette, ma io ho pianto per tutto il tempo perché non capivo come mai fossero vestite come esseri umani. Ero talmente estrema nelle mie posizioni, che da bambina non volevo vedere neanche il cartone di Robin Hood. Mi pareva innaturale che gli animali indossassero degli abiti. Quindi capirete perché, quando mi hanno chiesto di guardare il live action di Dumbo, fossi un tantino impaurita. L’idea di vedere un film intero in cui gli animali vengono usati per l’intrattenimento nel circo non mi stuzzicava per nulla. Per non parlare del finale! Il lieto fine sarebbe che Dumbo e la sua mamma ottengono una carrozza privata? Ma per cortesia… Avrei pianto, sì. Ma non per commozione, bensì per rabbia. Con mia grande sorpresa, però, non è ciò che ho visto. Burton ci ha regalato un film nuovo, moderno e ha fatto passare dei messaggi stupendi. Un film che, per quanto mi riguarda, merita un approfondimento.

Sinossi completa del film

Holt (Colin Farrel), padre di due bambini, torna alla sua vecchia vita nel circo dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale. Lì ha perso un braccio, ma quando arriva al circo ha una nuova realtà difficile da affrontare. Sua moglie è morta e Max Medici, il proprietario del circo (Danny De Vito), per cercare di rialzarsi con gli affari ha venduto i cavalli con cui lui si esibiva. Il suo ruolo di cavallerizzo viene quindi ridimensionato a quello di baby-sitter per gli elefanti. Medici, in cambio dei cavalli ha comprato una elefantessa incinta, nella speranza di aumentare una affluenza del pubblico agli spettacoli con il cucciolo di elefante. Quando il piccolo nasce, però, si scopre che è una mostruosità. Uno scherzo della natura con orecchie enormi. Durante un’esibizione, siccome il pubblico, alla vista delle orecchie dell’elefantino, inizia a deriderlo, la mamma lo difende. Ma qualcosa va storto, e a causa di una serie di eventi muore una persona (credetemi, non si vede l’ora che ciò accada). Purtroppo, però, Medici decide di vendere la mamma di Dumbo, e così il piccolo rimane da solo. A tenergli compagnia sono Milly e Joe, i figli di Holt. Milly vorrebbe dedicare la vita alla scienza e le piace studiare tutto ciò che sta dietro ai comportamenti, umani e animali. Capire la causa e l’effetto degli avvenimenti. In breve tempo scopre che Dumbo, se stimolato dalla presenza di una piuma, riesce a volare. I bambini convincono l’elefantino a impegnarsi per volare davanti al pubblico, così da assicurare più vendite a Max Medici. Con una parte dei soldi ricavati, gli promettono, Medici potrà ricomprare la sua mamma. Iniziano così una serie di spettacoli in cui l’elefantino si conquista via via il favore del pubblico. Il circo fa sold out in fretta e tutta la compagnia del circo si affeziona al piccolo Dumbo.

Un giorno, però, visto il successo che inizia ad avere il circo di Max Medici, arriva il famoso impresario V.A.Vandevere (Michael Keaton), a braccetto con l’ex artista di strada francese Colette (Eva Green). Vandevere propone a Max Medici di trasferirsi con tutta la compagnia a Dreamland. Il suo enorme parco divertimenti dove, assicura Vandevere, l’intera compagnia vivrà in comode stanze e Max Medici assumerà un ruolo importante. Dopotutto, nulla è troppo per il proprietario di Dumbo, l’elefantino più famoso nel mondo circense.

L’intera compagnia si trasferisce così a Dreamland, parco in apparenza meraviglioso. Parate, luci scintillanti e artisti di ogni sorta. Ma, c’è un ma. Non tutto è come sembra. Ben presto si capisce che il solo scopo di Vandevere è quello di risanare i debiti contratti per la creazione di Dreamland. È un uomo senza scrupoli che non rispetta chi lavora per lui e disprezza gli animali. Lo dimostra il fatto che nel suo parco di divertimenti ha fatto costruire Nightmare island. Un luogo all’interno del quale sono rinchiuse le bestie considerate spaventose. Animali segregati in gabbia e truccati come pagliacci. Privati della loro dignità, snaturati e ridicolizzati. È qui che viene rinchiusa la mamma di Dumbo, travestita da “elefante diabolico”.

Durante un’esibizione succede qualcosa. Vandevere ordina di non mettere le reti di protezione sotto la pedana rialzata dalla quale Colette deve volare con Dumbo. L’artista capisce che lui non tiene per nulla a lei e che la considera davvero “solo una delle tante gemme che indossa perché riflettano la luce su di lui”. Colette rischia di cadere, ma Holt la salva. Dumbo, proprio quando sta per scivolare dalla pedana altissima, riesce a recuperare la piuma e vola in direzione della voce di sua madre, che nel frattempo lo chiama disperata dall’isola dell’incubo. Lo spettacolo è rovinato e Vandevere non riceve i soldi dal ricco investitore su cui puntava. Non solo, quando scopre che la mamma di Dumbo è nel parco, ordina di farla uccidere, affinché non sia più una distrazione per la stella del suo spettacolo. Nel frattempo, dice anche a Max Medici che la sua compagnia è licenziata, poiché nel contratto era pattuito che avrebbe assunto l’intera compagnia, ma non era specificato per quanto tempo l’avrebbe dovuta tenere.

Quando si pensa che le cose potrebbero volgere al peggio, uno dei dipendenti di Vandevere comunica a Holt e alla compagnia l’intento del suo capo, quello cioè di fare abbattere la mamma di Dumbo. È in questo momento che il personaggio di Colette dice una delle frasi più belle del film: “Nessun circo merita Dumbo”. Ora non ricordo se la frase fosse esattamente questa, ma mi pare che un personaggio le dica: “Non si meritano Dumbo”, e lei risponda: “Nessun circo merita Dumbo”. Comunque, se anche non fossero le esatte parole, il senso è quello, e ha un significato potentissimo. Ma per ora torniamo alla sinossi. Holt, Milly, Joe, Colette e l’intera compagnia, uniscono le forze per decidere di liberare Dumbo e la sua mamma. Durante l’esibizione di Colette con Dumbo ognuno ha un compito. Alcuni devono liberare gli animali da Nightmare island servendosi di stratagemmi, anche divertenti. Holt deve scalare il tendone del circo per tagliare la tela con il coltello e fare una breccia dalla quale far scappare Dumbo e Colette. Riesce a farlo solo grazie alla complicità di Max Medici, che invita l’agente della sicurezza a non preoccuparsi dell’ascesa di Holt, poiché si trova lì solo per fare manutenzione.

Il piano riesce, anche se con molti effetti collaterali. L’effetto collaterale più bello di tutti è l’intera distruzione di Dreamland, dovuta anche all’isteria di Vandevere che non accetta di non avere tutto sotto controllo. Luci saltate, animali fuggiti, attrazioni completamente distrutte. Ma oltre a questo lieto evento, purtroppo, succede qualcos’altro. Milly e Joe rischiano di morire bruciati insieme al loro padre. Intrappolati nel tendone ormai in fiamme, vengono salvati da Dumbo che decide di tornare indietro proprio quando è a un passo dal raggiungere la mamma. Li salva, ma perde la piuma. Vandevere sta per raggiungerlo e intrappolarlo di nuovo, quando Milly fa una cosa bellissima, che mi ha toccato profondamente. Dice a Dumbo che non ha bisogno della piuma per volare, così come lei non ha più bisogno della chiave che le aveva regalato sua mamma per aprire ogni porta. Si strappa il ciondolo e lo lancia tra le fiamme, e dice a Dumbo che lui può fare ciò che vuole, deve solo crederci. Il piccolo elefantino riesce così a fuggire e a ricongiungersi con la mamma.

I bambini e il padre fanno in tempo a salutarlo prima che Dumbo si imbarchi in un carico che li porterà nelle terre selvagge dove sarebbero sempre dovuti stare. L’intera compagnia saluta il l’elefantino e gli augura buona fortuna.

Finisce così il live action di Tim Burton. Con Dumbo e la sua mamma che vivono felici in libertà, insieme ai loro simili. La scena in cui Dumbo raggiunge gli altri elefanti volando è commuovente.

La compagnia di De Medici torna a lavorare insieme, con l’aggiunta della bravissima Colette. Ma non solo. Il circo rinasce con una nuova filosofia: non servirsi più degli animali selvaggi per gli spettacoli del circo. Così l’elefante volante è un uomo travestito da elefante, il ghepardo è un uomo travestito da ghepardo, e così via…

Riflessione sul film

Quello che ho adorato di questo film è stato il messaggio che Tim Burton ha inviato al pubblico. E cioè che il circo, come industria dell’intrattenimento, non dovrebbe includere spettacoli con animali al suo interno. Gli animali, nel film di Burton, non stanno bene rinchiusi. Sono fuori posto in un luogo che non è il loro habitat naturale. La pratica barbara di vestire gli animali con abiti umani e di usarli per intrattenere un pubblico ignorante viene esaltata magnificamente. Il regista vuole sensibilizzare gli spettatori, facendo capire che non dovrebbero pagare per vedere spettacoli con elefanti, tigri, o qualsiasi altro animale che per natura non farebbe ciò che invece viene obbligato a fare nei circhi. C’è poi un altro messaggio importante, e cioè che si può arrivare dove si vuole, se si crede nel proprio obiettivo. Milly lo fa capire a Dumbo, quando si separa dalla chiave che porta al collo per tutta la durata del film. E Dumbo lo fa capire a noi, che lo vediamo volare quando nessuno crede che possa riuscirci. Ma non solo. Si va oltre. Il film, come anche il cartone, comunica che a volte, le differenze e i difetti, possono essere una risorsa. Chi viene definito strano, e dunque oggetto di facile derisione, può trasformare i propri punti deboli in punti di forza. Come nel caso di Dumbo. Lui ha orecchie sproporzionate, viene considerato un mostro e un’aberrazione. Un diverso. Ma è proprio la sua diversità a renderlo straordinario. Perché a volte, ciò che è ordinario, è sopravvalutato.

Cast

Gli attori scelti per il film sono perfetti. Riescono con maestria a veicolare il messaggio del regista.

Colin Farrel interpreta bene la parte del padre che vive una rottura. Un uomo che non sa più chi è e non sa come comunicare ciò che prova ai suoi figli. Torna dalla guerra senza un braccio. Viene definito storpio; eppure, anche con un braccio solo, riesce a scalare il tendone del circo e a dare a Dumbo la possibilità di fuggire. Ha perso la moglie, ha perso i cavalli con i quali si esibiva, e rischia di perdere la capacità di comunicare con i figli. Ma ci riesce e si riavvicina a loro, ritrovando se stesso.

Danny De Vito è, come sempre, meraviglioso. Il personaggio del direttore del circo, in apparenza arrivista e opportunista, dimostra invece un’umanità inaspettata. Considera la compagnia del circo la sua famiglia e decide, alla fine, di essere complice del piano per la fuga di Dumbo. Ci arriva lentamente a capire cosa sia davvero importante, ma ci arriva. E De Vito conquista il pubblico, seppur all’inizio lo si veda come il cattivo che pensa solo ai soldi e alla fama.

Eva Green, la bella Colette ex artista di strada scoperta da Vandevere, è perfetta nel ruolo che interpreta. All’inizio si pensa sia crudele come l’impresario con cui entra in scena a braccetto. Poi, invece, fa emergere la sua vera natura. C’è da dire che, per quanto mi piaccia l’attrice, non riesco a vederla interpretare personaggi positivi. È bellissima e molto brava a recitare; eppure, per me ricoprirebbe molto meglio il ruolo della cattiva. Ricordo che nel vederla interpretare Miss Peregrine ero convinta fino all’ultimo che in realtà lei fosse la cattiva travestita da buona. E invece no. Lei era brava, anche con quello sguardo alla: “Ora ti frego alla grande”. All’epoca non avevo ancora letto i libri di Ransom Riggs, e mi pareva assurdo che avessero scelto lei per interpretare il ruolo di un personaggio buono. Era molto più credibile come Angelique, la bella strega di Dark Shadows. Ma è solo una mia opinione personale. Questione di sguardi. Non riesce a convincermi completamente nelle parti da brava ragazza. Nulla da dire sulla grazia con cui si è mossa durante gli spettacoli. Volteggiava in aria con disinvoltura, anche grazie agli insegnamenti della trapezista Katharine Arnold e della coreografa Fran Jayes.

Michael Keaton è il cattivo. Mi sono commossa vedendolo; lui per me rimarrà sempre l’unico e vero Batman. Il Batman che più ho adorato: quello girato da Tim Burton. Ed è proprio 30 anni dopo Batman che Burton e Keaton si ritrovano. Io, guardando Keaton e De Vito insieme in questo film, ho rivisto nella mia mente Batman e Pinguino scontrarsi. Keaton è stato un impeccabile Vandevere. Spietato, opportunista ed egocentrico. Talmente ossessionato dall’opulenza e dalla grandezza, che finisce con l’impazzire quando capisce che ogni cosa gli sta sfuggendo di mano. L’ho adorato.

Costumi e coreografie

Grandiose è l’unico termine con cui le descriverei. I costumi di tutti gli attori; da Colette, ai personaggi del circo, ai pagliacci, sono firmati da Colleen Atwood, costumista che ha ricevuto già ben quattro premi Oscar. Il costume della donna sirena Miss Atlantis è, a parer mio, il più bello. Ma anche tutti gli abiti indossati da Eva Green sono sbalorditivi. Sembra davvero una piuma in volo.

Le coreografie sono impeccabili. Soprattutto quella della torta. Ci sono voluti ben 54 ballerini per realizzarla. La sequenza di ballo comprende numeri acrobatici e movimenti realizzati in perfetta sincronia. Le inquadrature dall’alto hanno saputo rendere al meglio la grandiosità dei costumi, unita a quella degli artisti che hanno eseguito la coreografia.

Per concludere, e direi che sia anche arrivato il momento di farlo, ho amato questo live action. Di quelli realizzati fino a ora è al pari di Maleficent. Tim Burton non mi ha delusa. Le ambientazioni dark tipiche dei suoi film hanno reso la storia ancora più coinvolgente, rendendo perfettamente il senso di quanto veniva proiettato sullo schermo. L’isola della paura, il luogo più cupo dell’intero film, è stato realizzato nel migliore dei modi. Il trucco pesante imposto agli animali e i costumi che indossavano, davano un senso di grottesco, di innaturale. E infatti, di naturale, nei circhi, non c’è proprio niente.

E voi cosa ne pensate? Siete andati a vedere il film? Ha deluso, soddisfatto o superato le vostre aspettative?

Silvia

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